1. Che cos'è l'Odissea
L'Odissea è un poema epico greco composto da 24 libri (o canti), per un totale di circa 12.000 esametri. Insieme all'Iliade, costituisce il nucleo fondativo della letteratura occidentale ed è tradizionalmente attribuita a Omero. Il titolo deriva dal nome greco del protagonista, Odisseo (in latino Ulixes, da cui l'italiano Ulisse).
A differenza dell'Iliade, che racconta un episodio circoscritto della guerra di Troia (l'ira di Achille), l'Odissea narra il lungo viaggio di ritorno (il nostos, termine greco per "ritorno in patria") di Ulisse verso Itaca, la sua isola natale, al termine della guerra. Il racconto copre circa dieci anni di peregrinazioni, durante i quali l'eroe affronta prove, mostri e tentazioni, per poi concludersi con la sua vendetta contro i Proci, i pretendenti che insidiano la moglie Penelope e occupano la sua reggia.
Il poema si distingue per la sua struttura narrativa complessa e innovativa: non procede in ordine cronologico lineare, ma alterna diversi piani temporali e narrativi, includendo un lungo racconto in prima persona (i libri IX-XII, detti "Apologhi" o racconti alla corte dei Feaci) in cui è lo stesso Ulisse a narrare le proprie avventure passate.
2. Chi l'ha scritta
La tradizione antica attribuisce l'Odissea, come l'Iliade, a Omero. Tuttavia, già nell'antichità si è sviluppata la cosiddetta questione omerica: un insieme di dubbi e dibattiti sull'identità storica di Omero, sull'effettiva paternità unica dei due poemi e sulle modalità della loro composizione.
Gli elementi principali del dibattito sono:
L'origine orale dei poemi. L'Iliade e l'Odissea nascono all'interno di una tradizione di poesia orale, tramandata per generazioni da cantori (aedi) che componevano ed eseguivano i versi a memoria, utilizzando formule fisse ed epiteti ricorrenti (come "Ulisse dal multiforme ingegno" o "l'Aurora dalle rosee dita") per facilitare la memorizzazione e l'improvvisazione durante l'esecuzione.
La distanza stilistica tra i due poemi. Alcuni studiosi, già in età alessandrina (i cosiddetti chorizontes, "separatori"), notarono differenze di stile, vocabolario e visione del mondo tra Iliade e Odissea, ipotizzando due autori distinti o comunque una diversa fase di composizione.
La datazione. I poemi vengono generalmente collocati tra la fine del IX e l'VIII secolo a.C., un'epoca in cui la scrittura alfabetica si stava appena diffondendo in Grecia; è probabile che la loro messa per iscritto sia avvenuta in un momento successivo rispetto alla loro composizione orale.
Oggi la posizione prevalente tra gli studiosi è che i due poemi rappresentino il punto d'arrivo di una lunga tradizione orale collettiva, riorganizzata e fissata in una forma coerente da uno o più poeti di grande genio — convenzionalmente indicati con il nome di Omero — probabilmente in un momento diverso e leggermente successivo per l'Odissea rispetto all'Iliade.
3. Chi è Omero
Su Omero, paradossalmente, sappiamo pochissimo di certo, nonostante sia considerato il padre della letteratura europea. Nessuna fonte antica attendibile ci fornisce dati biografici sicuri: tutto ciò che possediamo sono leggende, tradizioni contrastanti e ipotesi elaborate già dagli antichi stessi.
Diverse città greche si contendevano l'onore di avergli dato i natali: un celebre epigramma antico ne elenca ben sette (Smirne, Chio, Colofone, Salamina, Rodi, Argo e Atene), a testimonianza di quanto la sua figura fosse già nell'antichità oggetto di rivendicazione simbolica più che di conoscenza storica. La tradizione più diffusa lo colloca comunque nell'area della Ionia, sulla costa dell'Asia Minore, e lo data intorno all'VIII secolo a.C., alcuni secoli dopo la guerra di Troia che pure raccontava, guerra che la tradizione fissava tradizionalmente intorno al XII secolo a.C.
La leggenda vuole che Omero fosse cieco: questa immagine, fissata soprattutto dalla figura dell'aedo Demodoco nell'Odissea, spesso interpretato come un autoritratto del poeta, ha alimentato per secoli l'iconografia del "vate" cieco che vede con gli occhi della mente ciò che i sensi non possono più percepire. Anche il suo stesso nome, "Homeros", è stato variamente interpretato dagli antichi e dai moderni: c'è chi lo ha collegato a un termine che potrebbe significare "ostaggio" o "cieco", chi lo ha inteso come un termine legato al "mettere insieme, unire" (in riferimento al suo ruolo di compositore/assemblatore di materiali tradizionali), e chi ne ha addirittura messo in dubbio l'esistenza storica come persona reale, considerandolo piuttosto un nome simbolico dato a posteriori alla voce collettiva della tradizione epica greca.
Ciò che è certo è che, già a partire dal V secolo a.C., i Greci attribuivano a Omero non solo l'Iliade, ma anche l'Odissea e numerosi altri componimenti (inni, poemetti comici come il Margite), la maggior parte dei quali oggi si ritiene invece opera di autori diversi e posteriori. Con il tempo, la filologia alessandrina selezionò come autenticamente omeriche solo l'Iliade e l'Odissea, ma anche su questo punto, come vedremo, il dibattito resta aperto.
4. In cosa consiste la questione omerica
Si definisce "questione omerica" l'insieme dei problemi critici, filologici e storici relativi all'autenticità, all'unità e alla genesi dei poemi omerici, e in particolare al chiedersi se essi siano opera di un unico autore, di più autori, o il risultato di un lungo processo collettivo di elaborazione orale poi fissato per iscritto.
Il problema, sorprendentemente, non è un'invenzione della critica moderna: già in età alessandrina, gli studiosi si dividevano tra "unitari" (chi riteneva l'Iliade opera di un solo poeta) e sostenitori di teorie diverse sull'origine dei due poemi. Ma è nell'età moderna, a partire dal Settecento, che la questione assume la sua forma classica.
Un momento fondamentale fu la pubblicazione, nel 1795, dei Prolegomena ad Homerum del filologo tedesco Friedrich August Wolf. Wolf sostenne, sulla base di argomenti storici e filologici (in particolare l'assenza, all'epoca in cui si presumeva vivesse Omero, di una scrittura sufficientemente diffusa per fissare testi così lunghi), che l'Iliade e l'Odissea non potessero essere opera di un singolo autore, ma fossero il risultato della compilazione e della fusione di canti più brevi e indipendenti, composti da aedi diversi in epoche diverse, riuniti insieme solo successivamente. Questa impostazione diede origine alla cosiddetta "teoria analitica" (o "separatista"), che nell'Ottocento si sviluppò in filoni diversi: c'è chi individuava all'origine un solo "canto originario" (Urilias o "Iliade primitiva") via via ampliato da mani successive (teoria degli ampliamenti), e chi vedeva invece un mosaico di canti autonomi assemblati da un compilatore (teoria dei canti brevi).
A questa linea si oppose, soprattutto nel Novecento, la "teoria unitaria", che torna a sostenere l'esistenza di un unico grande poeta-organizzatore, capace di dare ai materiali tradizionali una struttura architettonica coerente, con un piano narrativo unitario, ricorrenze tematiche e simmetrie compositive difficilmente attribuibili a un semplice lavoro di assemblaggio meccanico.
Il vero punto di svolta nel dibattito moderno arrivò però, come si accennava, con gli studi di Milman Parry e Albert Lord negli anni '30 del Novecento. Analizzando lo stile formulare dei poemi omerici e confrontandolo con la poesia epica orale ancora viva presso i cantori (guslari) della Serbia e della Bosnia, essi dimostrarono che l'Iliade porta impressi con chiarezza i segni di una tecnica di composizione orale, fatta di formule, epiteti fissi e scene tipiche. Questo non risolve automaticamente la questione dell'autore unico, ma sposta il problema: mostra che dietro l'Iliade c'è comunque una lunghissima tradizione orale collettiva, all'interno della quale, però, resta plausibile (e per molti probabile) che sia intervenuto, in un momento decisivo, un singolo grande poeta capace di fissare quella tradizione in una forma nuova, scritta e artisticamente superiore.
Oggi la posizione prevalente tra gli studiosi è per così dire "neo-unitaria" o comunque mediana: si riconosce la lunga genesi orale e collettiva della materia, ma si tende ad attribuire la redazione finale dell'Iliade, con la sua sorprendente coerenza architettonica, a un singolo grande poeta (che la tradizione chiama Omero), operante probabilmente in Ionia tra la fine dell'VIII e l'inizio del VII secolo a.C., forse nel momento stesso in cui la scrittura alfabetica rendeva per la prima volta possibile fissare un'opera di tali dimensioni. Resta invece più incerto e dibattuto se lo stesso poeta sia anche l'autore dell'Odissea, opera che presenta differenze linguistiche, stilistiche e concettuali significative rispetto all'Iliade.
5. La trama del poema
L'Odissea si articola tradizionalmente in tre grandi sezioni:
La Telemachia (libri I-IV). Racconta le vicende di Telemaco, il figlio di Ulisse, che, sotto la guida della dea Atena, lascia Itaca per cercare notizie del padre, recandosi prima a Pilo da Nestore e poi a Sparta da Menelao ed Elena. Intanto a Itaca i Proci, che da anni corteggiano Penelope credendo Ulisse morto, dilapidano le sue ricchezze e tramano contro Telemaco.
Gli Apologhi, o il racconto di Ulisse alla corte dei Feaci (libri V-XII). Ulisse, trattenuto per sette anni dalla ninfa Calipso sull'isola di Ogigia, viene finalmente lasciato libero di partire per volontà degli dèi. Naufragato, approda presso i Feaci, un popolo ospitale governato dal re Alcinoo. Qui, durante un banchetto, racconta la storia delle sue avventure passate: l'incontro con i Ciclopi (e l'accecamento di Polifemo, che scatena l'ira di Poseidone), Eolo signore dei venti, i Lestrigoni cannibali, la maga Circe, la discesa nell'oltretomba per consultare l'indovino Tiresia, le Sirene, il passaggio tra Scilla e Cariddi, e infine la strage delle vacche sacre del Sole, che causa la morte di tutti i suoi compagni.
Il ritorno a Itaca e la vendetta (libri XIII-XXIV). I Feaci riportano Ulisse a Itaca nel sonno. Qui, travestito da mendicante grazie ad Atena per non essere riconosciuto, l'eroe si reca dal fedele porcaro Eumeo, si ricongiunge con Telemaco e, infine, si presenta nella propria reggia senza rivelare la sua identità. Dopo aver superato la prova dell'arco (che solo lui riesce a tendere), massacra i Proci con l'aiuto del figlio e dei servi fedeli, si fa riconoscere da Penelope e si ricongiunge infine con il vecchio padre Laerte.
6. Esametro dattilico
L'esametro dattilico è il verso principale della poesia epica greca e latina, utilizzato ad esempio nell'Iliade e nell'Odissea di Omero, e nell'Eneide di Virgilio. È composto da sei piedi (da cui il nome, dal greco héx, "sei", e métron, "misura"), ciascuno dei quali può essere un dattilo o uno spondeo.
Struttura metrica
Il dattilo è un piede formato da una sillaba lunga seguita da due sillabe brevi (– ˘ ˘), mentre lo spondeo è formato da due sillabe lunghe (– –). Nell'esametro:
I primi quattro piedi possono essere indifferentemente dattili o spondei.
Il quinto piede è quasi sempre un dattilo (da cui l'espressione "esametro olospondiaco" per i rari casi in cui è invece uno spondeo).
Il sesto e ultimo piede è sempre uno spondeo, o più precisamente una sillaba lunga seguita da una sillaba indifferente (anceps), poiché l'ultima sillaba del verso può essere breve.
Schema metrico: – ˘ ˘ | – ˘ ˘ | – ˘ ˘ | – ˘ ˘ | – ˘ ˘ | – x
La cesura
Un elemento essenziale dell'esametro è la cesura, cioè una pausa metrica interna al verso che cade generalmente all'interno del terzo piede. Le cesure più comuni sono:
Pentemimera: dopo la prima sillaba lunga del terzo piede (la più frequente).
Trocaica (o semiquinaria): dopo la prima breve del terzo piede, se questo è un dattilo.
Eftemimera: dopo la prima lunga del quarto piede.
Origine e diffusione
Le origini dell'esametro sono incerte: probabilmente derivò da forme metriche più antiche legate alla poesia orale indoeuropea. Divenne il verso caratteristico della poesia epica (Omero, Esiodo, Virgilio, Ovidio) ma fu impiegato anche nella poesia didascalica e, in coppia con il pentametro a formare il distico elegiaco, nella poesia elegiaca.
7. Milman Parry –La Teoria dell'Oralità (Teoria Parry-Lord)
Milman Parry (1902–1935) è stato un celebre grecista e filologo statunitense. È considerato uno dei più importanti studiosi di Omero del Novecento, definito da alcuni come il "Darwin degli studi omerici", poiché ha rivoluzionato completamente il modo di concepire l'Iliade e l'Odissea.
La sua figura è legata indissolubilmente a due elementi chiave:
Prima di Parry, gli studiosi si dividevano sulla "questione omerica": c'era chi pensava che Omero fosse un singolo autore geniale (gli unitari) e chi pensava che i poemi fossero un collage di testi di autori diversi (gli analitici).
Parry superò questo dualismo dimostrando che l'Iliade e l'Odissea non nacquero come testi scritti, ma come poemi orali. Scoprì che lo stile omerico è basato su un fittissimo sistema di formule (combinazioni fisse di parole, come i celebri epiteti "Achille piè veloce" o "l'aurora dalle dita rosee"). Questo linguaggio formulaico non era un vezzo poetico, ma uno strumento pratico che permetteva ai cantori analfabeti (i rapsodi o aedi) di improvvisare e memorizzare migliaia di versi durante le performance dal vivo.
La ricerca sul campo in Jugoslavia
Per dimostrare la sua tesi scientificamente, Parry non si limitò a studiare i testi in biblioteca. Tra il 1933 e il 1935 si recò nelle zone rurali della Jugoslavia insieme al suo allievo Albert Lord. Lì studiò e registrò i guslari, cantastorie tradizionali balcanici ancora analfabeti che intonavano lunghissimi poemi epici improvvisando sul momento grazie a un sistema di formule identico a quello ipotizzato per Omero. Fu la prova definitiva che la sua teoria era corretta.
La morte prematura
La vita di Parry si interruppe tragicamente e misteriosamente a soli 33 anni, nel 1935, a causa di un colpo di pistola ravvicinato in una stanza d'albergo a Los Angeles. Sebbene le autorità dell'epoca archiviarono il caso come un incidente, attorno alla sua morte nacquero diverse leggende accademiche (tra cui l'ipotesi del suicidio) che contribuirono a dare alla sua figura un'aura quasi mitica.
Il suo lavoro fu portato avanti da Albert Lord e oggi la Milman Parry Collection all'Università di Harvard è uno degli archivi di letteratura orale più importanti al mondo.
8. Le figure mitologiche dell'Odissea
Catalogo a partire dal Libro I, con riferimenti incrociati ai libri successivi. Nota metodologica: vengono censite le figure propriamente mitologiche — dèi, semidei, personificazioni e creature leggendarie — non i protagonisti umani del poema (Ulisse, Telemaco, Penelope, i Proci ecc.).
Zeus (Giove)
Il padre degli dèi e degli uomini, motore ultimo degli eventi. Nel Libro I discute con gli dèi il destino di Ulisse e autorizza Atena a intervenire in suo favore. Ricompare praticamente in ogni libro come garante degli equilibri divini: manda presagi (XV, XX), punisce gli uomini empi (i compagni di Ulisse nel XII, i Proci nel XXII-XXIV), e conferma con un cenno il ritorno dell'eroe (XIII).
Atena (Pallade, la dea dagli occhi glauchi)
La protettrice di Ulisse, sua alleata costante in tutto il poema. Nel Libro I appare a Telemaco sotto le sembianze del principe Mente, per spronarlo a partire in cerca di notizie del padre. Ricompare in quasi tutti i libri: guida Telemaco nella Telemachia (II-IV), protegge Ulisse presso i Feaci (VI-VIII) e a Itaca (XIII), lo trasforma più volte d'aspetto (XVI, XIII), e nel finale (XXIV) impone la pace tra Ulisse e i parenti dei Proci uccisi.
Poseidone (Nettuno)
Dio del mare, ostile a Ulisse per aver accecato suo figlio Polifemo (raccontato nel Libro IX). Assente nel Libro I perché in visita presso gli Etiopi, la sua ira è comunque il motore dei ritardi del ritorno di Ulisse. Ricompare direttamente nei libri V (scatena la tempesta contro la zattera di Ulisse), IX (viene invocato da Polifemo) e XIII (punisce i Feaci trasformando la loro nave in scoglio).
Calipso
Ninfa figlia di Atlante, signora dell'isola di Ogigia, dove trattiene Ulisse per sette anni come amante, offrendogli invano l'immortalità in cambio della rinuncia al ritorno. Compare per la prima volta nel Libro I (già menzionata come la causa del prolungato ritardo di Ulisse) e diventa protagonista del Libro V, quando Hermes le ordina, per volere di Zeus, di lasciarlo partire.
Circe
Dea maga, figlia del Sole, che vive sull'isola di Eea e trasforma in porci i compagni di Ulisse (Libro X). Dopo che l'eroe resiste al suo incantesimo grazie a un'erba magica donatagli da Hermes, diventa sua alleata e amante per un anno, fornendogli le istruzioni necessarie per affrontare il viaggio nell'oltretomba (X) e i pericoli successivi, tra cui le Sirene e Scilla e Cariddi (XII).
Hermes (Mercurio)
Messaggero degli dèi. Compare nel Libro V come latore dell'ordine di Zeus a Calipso di liberare Ulisse; nel Libro X fornisce a Ulisse l'erba magica moly per resistere agli incantesimi di Circe; nel Libro XXIV compie il suo ruolo tradizionale di psicopompo, guidando le anime dei Proci uccisi verso l'Ade.
Ino-Leucotea
Antica mortale trasformata in divinità marina. Nel Libro V soccorre Ulisse durante il naufragio scatenato da Poseidone, donandogli un velo magico che gli permette di raggiungere a nuoto l'isola dei Feaci.
Elio (il Sole, Iperione)
Dio Sole, padre di Circe. Nel Libro XII è proprietario delle mandrie sacre custodite nell'isola di Trinacria: quando i compagni di Ulisse le uccidono per fame, Elio ottiene da Zeus la loro punizione, causa della tempesta che distrugge la nave e uccide tutti i compagni superstiti tranne Ulisse.
Eolo
Signore dei venti, custode dell'isola omonima. Nel Libro X accoglie Ulisse e gli dona un otre contenente tutti i venti contrari, per favorire il suo ritorno; quando i compagni, per curiosità e avidità, lo aprono, i venti liberati li ricacciano indietro, e Eolo si rifiuta di aiutarli una seconda volta.
Polifemo e i Ciclopi
Giganti mostruosi con un solo occhio, figli di Poseidone, che vivono isolati senza leggi né città. Polifemo, protagonista dell'episodio narrato nel Libro IX, cattura Ulisse e i suoi compagni nella propria grotta; accecato dall'eroe con uno stratagemma, invoca su di lui la maledizione paterna, che innesca l'ostilità di Poseidone per il resto del poema.
I Lestrigoni
Popolo di giganti cannibali incontrato nel Libro X, che distrugge quasi tutta la flotta di Ulisse scagliando massi dall'alto delle rupi del loro porto.
Le Sirene
Creature mostruose dal canto irresistibile, che attirano i naviganti verso la morte con la loro voce. Compaiono nel Libro XII: Ulisse, per ascoltarle senza perire, si fa legare all'albero della nave, mentre i compagni si tappano le orecchie con la cera.
Scilla e Cariddi
Due mostri marini che abitano gli scogli opposti di uno stretto passaggio: Scilla, dalle sei teste, divora i marinai che passano troppo vicino; Cariddi risucchia e rigetta le acque tre volte al giorno, inghiottendo intere navi. Compaiono nel Libro XII; Cariddi ricompare anche nel Libro XII stesso, quando Ulisse, superstite del naufragio, vi si aggrappa una seconda volta per sopravvivere.
Ade e Persefone
Sovrani del regno dei morti. Nel Libro X, Circe ordina a Ulisse di recarsi al loro cospetto per consultare l'indovino Tiresia; l'episodio della catabasi (discesa agli inferi) occupa l'intero Libro XI, dove Ulisse incontra anche le ombre di eroi mitologici come Eracle, e dei grandi dannati Tizio, Tantalo e Sisifo, oltre al giudice dei morti Minosse.
Tiresia
Indovino tebano, l'unico tra le anime dell'oltretomba a conservare intatta la facoltà di ragionare anche da morto. Nel Libro XI rivela a Ulisse le prove che dovrà ancora affrontare, incluso il divieto di toccare le vacche del Sole.
Le Naiadi
Ninfe delle acque dolci e delle grotte, custodi della grotta sacra nel porto di Forco a Itaca. Compaiono nel Libro XIII, quando Ulisse, appena sbarcato, nasconde nella loro grotta i doni ricevuti dai Feaci.
Forco
Antica divinità marina, a cui è intitolato il porto di Itaca dove i Feaci lasciano addormentato Ulisse (Libro XIII).
Le Erinni (Furie)
Divinità della vendetta, spesso invocate come garanti dei giuramenti e punitrici delle colpe familiari. Vengono nominate più volte nel poema (tra cui nel Libro II) in relazione a possibili maledizioni e giuramenti infranti.
Afrodite ed Ares
Protagoniste del canto di Demodoco nel Libro VIII: la loro relazione adultera, scoperta e resa pubblica dal marito di Afrodite, Efesto, attraverso una rete invisibile forgiata appositamente per coglierli in flagrante davanti a tutti gli dèi.
Efesto (Vulcano)
Dio fabbro, marito di Afrodite, protagonista dello stesso episodio narrato nel Libro VIII.
9. I protagonisti umani dell'Odissea
A differenza delle figure propriamente mitologiche censite nel catalogo precedente (dèi, semidei, creature leggendarie), i protagonisti umani sono i personaggi che agiscono nella vicenda narrativa in prima persona, pur ricevendo costantemente l'intervento — favorevole o ostile — degli dèi. I principali sono:
A Itaca:
Ulisse (Odisseo), re di Itaca, celebre per l'astuzia, l'eloquenza e la capacità di resistere alle avversità; protagonista assoluto del poema, il cui nostos (ritorno in patria) ne costituisce il tema centrale.
Penelope, moglie di Ulisse, modello di fedeltà coniugale: da vent'anni attende il ritorno del marito, respingendo con astuzia (celebre l'espediente della tela disfatta ogni notte) il corteggiamento dei Proci.
Telemaco, figlio di Ulisse e Penelope, ancora bambino alla partenza del padre per Troia: nella Telemachia (libri I-IV) compie un viaggio di formazione per cercarne notizie, e nel finale combatte al suo fianco contro i Proci.
Laerte, anziano padre di Ulisse, ritiratosi in campagna per il dolore dell'assenza del figlio; si ricongiunge con lui nell'ultimo libro del poema.
Anticlea, madre di Ulisse, morta di crepacuore durante l'assenza del figlio; Ulisse ne incontra l'ombra durante la discesa nell'oltretomba (Libro XI).
Euriclea, anziana nutrice fedele di Ulisse fin dall'infanzia, la prima a riconoscerlo al suo ritorno grazie a una cicatrice sulla gamba (Libro XIX).
Eumeo, il fedele guardiano dei porci, tra i pochi servi rimasti leali a Ulisse durante la sua assenza: lo ospita e lo assiste, senza riconoscerlo, nei libri XIV, XV, XVI e successivi.
Filezio, il fedele guardiano delle mandrie di buoi, leale a Ulisse come Eumeo, decisivo nella strage finale dei Proci (libri XX-XXII).
Melanzio, capraio infedele, che tradisce Ulisse schierandosi con i Proci.
Melanto, ancella infedele di Penelope, complice dei Proci e amante di Eurimaco; punita insieme agli altri servi sleali nel Libro XXII.
I Proci (i pretendenti):
Antinoo, il più arrogante e violento tra i Proci, capo indiscusso del gruppo; il primo a essere ucciso da Ulisse nella strage finale (Libro XXII).
Eurimaco, secondo per importanza tra i Proci dopo Antinoo, abile con le parole ma altrettanto colpevole; tenta invano di negoziare la propria salvezza prima di essere ucciso.
Presso i Feaci:
Alcinoo, re dei Feaci, che accoglie ospitalmente Ulisse naufrago e lo aiuta a tornare in patria; davanti a lui l'eroe racconta le proprie avventure (libri IX-XII).
Arete, regina dei Feaci, moglie di Alcinoo, saggia e rispettata.
Nausicaa, giovane figlia di Alcinoo e Arete, la prima a soccorrere Ulisse naufrago sulla spiaggia (Libro VI); tra i personaggi più delicati e poeticamente celebri del poema.
Demodoco, cantore cieco alla corte dei Feaci, la cui figura è stata talvolta letta come un possibile autoritratto di Omero.
Nel racconto della Telemachia:
Nestore, anziano re di Pilo, saggio veterano della guerra di Troia, accoglie Telemaco e gli offre notizie e consigli (Libro III).
Menelao, re di Sparta, marito di Elena, reduce anch'egli da un lungo viaggio di ritorno da Troia; fornisce a Telemaco importanti notizie sul padre (Libro IV).
Elena, moglie di Menelao, tornata a Sparta dopo la guerra di Troia; accoglie Telemaco insieme al marito.
Figure legate alla vicenda della casata degli Atridi (raccontata più volte nel poema come monito):
Agamennone, re di Micene, capo supremo della spedizione greca a Troia, ucciso al suo ritorno dalla moglie Clitennestra e dall'amante Egisto; la sua ombra, incontrata da Ulisse nell'oltretomba (Libro XI), mette in guardia l'eroe sulla possibile infedeltà femminile — un contrasto che esalta per contrasto la fedeltà di Penelope.
Oreste, figlio di Agamennone, che vendica il padre uccidendo Egisto e Clitennestra: la sua vicenda viene richiamata più volte nel poema come modello per Telemaco.
10. Glossario
GLOSSARIO DELL’ODISSEA
Traduzione di Ippolito Pindemonte
Termini arcaici o desueti • Epiteti ed espressioni fisse ricorrenti
Criterio. Le voci sono ordinate alfabeticamente e spiegate secondo il valore che assumono nella lingua poetica di Pindemonte. Sono comprese parole oggi desuete, forme grammaticali antiche, usi semantici non più correnti e termini della civiltà omerica che possono ostacolare la lettura. La seconda parte raccoglie epiteti, patronimici, perifrasi e formule narrative o rituali ricorrenti nel poema.
I. TERMINI ARCAICI O DESUETI
A
Accattante: mendicante; persona che vive chiedendo l'elemosina.
Acciar / acciaio: acciaio; per metonimia, spada o arma di ferro.
Accinto: pronto, preparato all'azione; spesso armato o disposto a partire.
Adipe: grasso animale, usato anche nei sacrifici o per ungere.
Aedo / vate: cantore, poeta; «vate» può indicare anche un profeta o indovino, secondo il contesto.
Aere: aria, cielo; forma poetica tradizionale.
Affanno: pena, tormento, fatica fisica o morale.
Albergo: dimora, casa, luogo in cui si abita o si è ospitati.
Alma: anima, spirito, vita interiore; talvolta persona vivente.
Ambascia: angoscia, affanno, grave tormento.
Ambidue / ambedue: tutti e due, entrambi.
Ambo: entrambi, tutti e due.
Ancella: serva addetta alla casa e soprattutto al servizio personale della padrona.
Anciso: ucciso, ammazzato.
Anco: anche.
Appo: presso, vicino a, accanto a.
Araldo: messaggero e funzionario pubblico; convoca assemblee, annuncia ordini, accompagna ospiti e serve nei banchetti.
Aratro: strumento agricolo usato per arare e preparare il terreno alla semina.
Arboscei: arboscelli, alberelli.
Ardir: coraggio, audacia.
Ardire: avere il coraggio di fare qualcosa; osare.
Arïete: ariete, montone maschio.
Arme: armi; forma poetica e collettiva.
Armento: mandria di bovini; più genericamente bestiame.
Armento / greggia / mandra / branco: insieme di animali da allevamento; i diversi termini possono indicare mandrie, greggi o gruppi di animali.
Astiera: rastrelliera o sostegno in cui si ripongono aste e lance.
Atro: oscuro, tetro, funesto, terribile.
Augure: interprete dei segni divini, specialmente del volo degli uccelli; indovino.
Avello: tomba, sepolcro.
Avito: ereditato dagli antenati, appartenente alla famiglia da generazioni.
B
Bacile / bacino: recipiente largo, spesso metallico, usato per lavare le mani o raccogliere acqua.
Banditore: araldo, colui che proclama pubblicamente ordini o annunci.
Bisaccia: sacca da viaggio, spesso a due tasche, portata dal viandante o dal mendicante.
Brama: desiderio intenso.
Bramare: desiderare ardentemente.
Brandire: impugnare e levare un'arma per colpire.
Brando: spada.
C
Calca: folla fitta; ressa.
Caligine: oscurità o nebbia fitta; figuratamente offuscamento.
Calzari: sandali, scarpe o altre calzature.
Canuto: dai capelli bianchi; anziano.
Carco: carico, peso; anche responsabilità o colpa attribuita a qualcuno.
Certame: gara, contesa, prova competitiva; anche combattimento.
Ceruleo / cerulea / cilestro: azzurro, celeste; colore riferito soprattutto al cielo, al mare o alle acque.
Cervice: collo, nuca.
Cetra: strumento musicale a corde, affine alla lira, usato dai cantori.
Chiostra de' denti: la barriera formata dai denti; formula poetica riferita alle parole che escono dalla bocca.
Ciglia / palpebre: parti dell'occhio, frequentemente richiamate nelle immagini epiche del pianto, del sonno e del risveglio.
Ciglio: occhio, sguardo; talvolta sopracciglio o margine.
Cinto: circondato, avvolto; anche munito di cintura o di armi.
Cocchio / destrieri: carro, generalmente da viaggio o da guerra / cavalli che lo trainano.
Conca: grande recipiente, coppa o bacino, spesso di metallo prezioso.
Conocchia: strumento sul quale si avvolge la fibra da filare; simbolo del lavoro domestico femminile.
Consorte: marito o moglie; coniuge.
Converso: rivolto, girato verso qualcuno o qualcosa.
Coppiere: servitore incaricato di mescere e versare il vino durante il banchetto.
Coreggia: cinghia di cuoio; striscia usata per legare o sostenere.
Cornigero: dotato di corna; epiteto soprattutto di tori e bovini.
Cotale: tale, di questo genere.
Cratera: grande vaso nel quale il vino veniva mescolato con acqua prima di essere servito.
Crin / chiome: capelli; «crin» è forma poetica, spesso riferita alla capigliatura.
Crine: capello; al plurale, chioma.
D
Dapi: vivande, cibi, specialmente quelli di un banchetto.
Dardo: freccia, giavellotto o arma da lancio.
Deh: interiezione di preghiera, desiderio o esortazione: «ti prego», «ah», «orsù» secondo il contesto.
Desco: tavola da pranzo, mensa.
Desso: proprio lui, proprio quello.
Destriero: cavallo, soprattutto nobile, veloce o da guerra.
Diva: dea; donna divina.
Divo: dio o essere divino; come aggettivo, divino.
Doglia: dolore fisico o morale.
Doglio: grande recipiente per conservare vino, olio o derrate.
Donzella: giovane donna, fanciulla.
Drudi: amanti; nel poema può essere usato in senso spregiativo, soprattutto con riferimento ai Proci.
Duolo: dolore, lutto, pena.
Dì: giorno.
E
Egida: scudo o protezione divina associata soprattutto a Zeus e Atena.
Ei: egli, lui.
Ella: lei; pronome personale oggi di uso letterario.
Empio: che viola il rispetto dovuto agli dèi, agli ospiti, ai morti o alle leggi sacre.
Erinni: divinità vendicatrici delle colpe più gravi, soprattutto familiari.
Erme: deserte, solitarie, prive di abitanti.
F
Fante / fantesca: servo o serva; «fantesca» indica frequentemente una domestica.
Favella: parola, linguaggio, discorso.
Favellare: parlare.
Fia: sarà; forma antica del futuro di «essere».
Fie: sarà; variante poetica e antica di «fia».
Figliuolo / figliuol: figlio.
Foco: fuoco.
Folgore: fulmine; spesso segno della potenza di Zeus.
Fora: sarebbe; forma antica del condizionale di «essere».
Frale: fragile, debole, mortale; soprattutto riferito al corpo umano.
Frali: fragili, deboli, caduchi; plurale di «frale».
Frasca: ramo con foglie; anche fogliame dato in pasto agli animali.
Frusto: pezzo, frammento; per esempio un frusto di pane.
G
Garzoni: giovani, ragazzi; anche giovani servitori.
Genio: divinità o potenza soprannaturale; spirito tutelare.
Ghiado: gelo, freddo intenso e pungente.
Ghirlanda: corona di fiori o fronde, ornamento rituale o festivo.
Gire / gir: andare.
Giva / gìa: andava.
Guari: molto, a lungo; frequente in frasi negative: «non guari» = non molto, non a lungo.
Guazzo: acqua bassa, fango o terreno molto umido e fradicio.
Guisa: modo, maniera; «in tal guisa» = in questo modo.
I
Imeneo: nozze, matrimonio; propriamente canto nuziale.
Immolare: sacrificare ritualmente una vittima agli dèi.
Inclito: illustre, celebre, glorioso.
Indarno: invano, inutilmente.
Indi: di lì; poi; quindi.
Indole / indol: natura, carattere, disposizione d'animo.
Indovino / augure: persona capace di interpretare presagi, segni e volontà divine.
Industre: abile, operoso, esperto nel proprio lavoro.
Inulto: non vendicato, rimasto senza punizione.
Ira / sdegno: nel linguaggio epico, collera intensa, spesso di un dio o di un eroe.
L
Lagrima: lacrima; grafia tradizionale della lingua poetica.
Lari: la casa e il focolare domestico; per estensione la patria o la dimora familiare.
Lasso: infelice, sventurato, misero; spesso usato come esclamazione.
Legno: nave o imbarcazione, per metonimia dal materiale di costruzione.
Libagioni / libamenti: offerte rituali, soprattutto di vino, versate in onore degli dèi.
Limitar / limitare: soglia, ingresso di una casa.
Loco: luogo.
Lume / lumi: luce; al plurale può significare gli occhi.
M
Madri feconde: perifrasi per le scrofe, cioè le femmine del maiale destinate alla riproduzione.
Magione / magion: casa, dimora, palazzo.
Mani: le anime o gli spiriti dei defunti; dal latino «Manes».
Meco: con me.
Men: meno.
Menda: difetto, colpa, mancanza.
Mendico: mendicante, povero che vive chiedendo elemosina.
Mensa: tavola imbandita; anche pasto e, in senso sacrale, vincolo dell'ospitalità.
Mercede: ricompensa, compenso.
Meriggio: mezzogiorno, ore centrali del giorno.
Merto: merito; anche ricompensa meritata.
Meschino: misero, infelice, sventurato; non necessariamente «meschino» nel moderno senso morale.
Messe: raccolto, soprattutto di cereali; anche il prodotto maturo dei campi.
Ministro: servo, aiutante, esecutore di un compito; anche addetto a un rito.
Molle: morbido, tenero, delicato; talvolta debole o cedevole.
N
Nappi: coppe, tazze o recipienti per bere.
Natio / natìo: nativo, della propria patria o del luogo di nascita.
Nocchiero: marinaio esperto nella conduzione della nave; timoniere.
Nume: dio, divinità; anche potenza o volontà divina.
Numi: gli dèi.
Nunzio / messo: messaggero, persona incaricata di portare una notizia o un ordine.
Nutrice / balia: donna che allatta, alleva o accudisce un bambino non proprio; nell'Odissea Euriclea è la nutrice di Ulisse.
O
Oblio: dimenticanza.
Olocausto: sacrificio nel quale la vittima viene interamente bruciata in onore della divinità.
Omero: spalla; nel poema ricorre nel significato anatomico, non come nome del poeta.
Onde: da dove; per cui; perciò; oppure «onde» nel senso moderno di flutti, secondo il contesto.
Ondivago / ondivaghi: che vaga o vagano sulle onde; errante sul mare.
Onta: vergogna, disonore, offesa.
Opimo: ricco, abbondante, pingue; detto di sacrifici, banchetti, doni.
Opra: opera, azione, impresa, lavoro.
Or: ora, adesso.
Oracolo: responso divino o profezia pronunciata per ispirazione di un dio.
Orco / Dite: nomi di tradizione latina per l'oltretomba o il regno dei morti; talvolta anche per la divinità che lo governa.
Orme: tracce, impronte; figuratamente esempio o cammino seguito.
Ostello: dimora, casa, luogo d'ospitalità.
P
Palagio: palazzo, grande dimora signorile.
Palma / palme: mano / mani; uso poetico frequente.
Paltoniere: mendicante, vagabondo che vive chiedendo l'elemosina.
Parca: destino di morte; la potenza che assegna e recide il filo della vita.
Parlamento: assemblea pubblica degli uomini liberi, non parlamento nel senso istituzionale moderno.
Pastore: custode e allevatore del bestiame; nel poema può essere bovaro, porcaro o capraio.
Pegno: garanzia o segno concreto di un legame; anche persona cara affidata o lasciata come testimonianza.
Pel / pei: per il / per i.
Pelago: mare aperto, distesa marina.
Pellegrino: viaggiatore, forestiero, errante; non necessariamente pellegrino religioso.
Peplo / clamide: vesti dell'antichità: il peplo è soprattutto una veste femminile; la clamide è un mantello, tipicamente maschile.
Pingue: grasso, florido, fertile, abbondante.
Pluto e Proserpina: nomi della tradizione latina impiegati per le divinità dell'oltretomba, Ade e Persefone.
Poggio: piccola altura, colle, rialzo del terreno.
Portento / prodigio: segno soprannaturale o evento straordinario interpretato come manifestazione della volontà divina.
Poscia: poi, dopo, in seguito.
Prece / preci: preghiera / preghiere, supplica / suppliche.
Prence: principe, sovrano, capo.
Prenci: principi, nobili, uomini di alto rango.
Pria: prima.
Proci: i pretendenti di Penelope che occupano la casa di Ulisse e ne consumano i beni.
Q
Quinci: da qui; di qui; talvolta «da questa parte».
Quindi: da lì; di là; poi, perciò.
R
Ratto: rapidamente, subito; come aggettivo, veloce.
Reggia: palazzo del re.
Riede / rieda: ritorna / ritorni; forme del verbo «riedere».
Riedere: ritornare.
Rimembranza: ricordo, memoria.
Rimembrare: ricordare.
Ristare: fermarsi, cessare, trattenersi.
S
Saggio: nel poema indica spesso chi possiede prudenza, esperienza e capacità di giudizio, non solo chi è colto.
Sanne: zanne, denti lunghi e sporgenti di animali come il cinghiale.
Scalco: servo incaricato di tagliare e distribuire le carni durante il banchetto.
Scanno: sedile, seggio.
Scempio: strage, rovina, distruzione; anche atto di crudele violenza.
Scevri: separati, liberi, privi di qualcosa.
Scogli / rupi / balze: formazioni rocciose; «rupi» e «balze» indicano pareti o alture scoscese, «scogli» rocce emergenti dal mare.
Scorzata: scortecciata, privata della corteccia; detto per esempio di una quercia.
Sen: seno, petto; figuratamente cuore o interiorità.
Senno: intelligenza, prudenza, capacità di giudizio.
Sire: signore, sovrano, re.
Sovra: sopra.
Speme: speranza.
Spoglie: vesti, armi o beni tolti al nemico; talvolta resti mortali.
Stame: insieme dei fili della tessitura; materia del lavoro al telaio.
Strali / dardi / telo: armi da lancio: frecce, dardi o giavellotti; «telo» è voce poetica per arma offensiva da lancio.
T
Talamo: camera nuziale; per estensione letto matrimoniale e unione coniugale.
Talenta: piace, aggrada, si desidera; dal verbo antico «talentare».
Targhe: scudi, soprattutto grandi scudi difensivi.
Teco: con te.
Tosto: subito, rapidamente; talvolta «presto».
Travaglio: fatica, pena, sofferenza, prova dolorosa.
Treppiede: sostegno a tre piedi, spesso prezioso, usato anche come premio o dono d'onore.
Tripode: recipiente o oggetto sostenuto da tre piedi, spesso prezioso e offerto come premio o dono d'onore.
Turcasso / faretra: custodia destinata a contenere e trasportare le frecce.
U
Unqua: mai.
Urna / anfora: recipienti o vasi destinati a contenere liquidi come acqua, vino e olio; «urna» può avere anche altri usi rituali.
V
Vagheggiatore: ammiratore, corteggiatore; nel contesto di Penelope, pretendente.
Vate: poeta o cantore ispirato; secondo il contesto anche profeta o indovino.
Vegliardo: uomo molto anziano, vecchio venerabile.
Vendemmia: raccolta dell'uva.
Ver: verso, in direzione di.
Verga: bastone o bacchetta; può essere attributo di una divinità, come la verga di Ermes.
Vermiglio: rosso vivo, color porpora o sangue.
Verziere: giardino o orto ricco di alberi e piante.
Vestibolo / atrio: spazi d'ingresso della casa o del palazzo; l'atrio è la zona interna immediatamente successiva all'entrata.
Viandante / vïandante: viaggiatore, colui che percorre una strada.
Vigile: sveglio, attento, che non dorme.
Vitto: cibo necessario al sostentamento.
Volatore: uccello; talvolta uccello osservato come segno augurale.
Volgea: volgeva; girava, rivolgeva o meditava, secondo il contesto.
Vorare: divorare, mangiare avidamente.
Voratore: divoratore, grande mangiatore.
II. EPITETI ED ESPRESSIONI FISSE RICORRENTI IN TUTTO IL POEMA
Nota. Nella poesia epica la ripetizione è strutturale: epiteti, patronimici e formule non sono semplici ornamenti, ma identificano personaggi e divinità, richiamano genealogie e attributi tradizionali e scandiscono scene tipiche come alba, banchetto, preghiera, sacrificio, viaggio, sonno e discorso.
A
«A lui / a lei queste parole...»: Formula di passaggio che introduce frequentemente un discorso diretto.
Achille - «Pelide» / «figlio di Peleo»: Patronimico: identifica Achille attraverso il padre Peleo e ne richiama la stirpe eroica.
Agamennone - «Atride»: Patronimico: figlio di Atreo; richiama la dinastia degli Atridi.
«Alzare le mani / le palme agli dèi»: Gesto formulare della preghiera e della supplica.
«Animo invitto» / «invitto eroe»: Formula encomiastica che esalta fermezza e valore guerriero.
Apollo - «Febo»: Epiteto che presenta Apollo come dio luminoso e splendente.
Apollo - «lungisaettante» / dio dell'arco: Formula che richiama la capacità del dio di colpire da lontano con le frecce.
Artemide / Diana - «casta» / «pura»: Epiteto che sottolinea la verginità e la purezza della dea.
Atena / Minerva - «figlia di Giove»: Formula genealogica che ribadisce il legame privilegiato della dea con Zeus.
Atena / Minerva - «occhiazzurra», «occhio azzurro», «Sguardoazzurrina»: Rese pindemontiane dell'epiteto tradizionale legato allo sguardo luminoso e penetrante di Atena.
Atena / Minerva - «Pallade»: Nome cultuale ed epiteto tradizionale della dea, spesso usato come equivalente di Atena/Minerva.
«Atena gli infuse forza / coraggio / bellezza»: Schema ricorrente dell'aiuto divino: la dea accresce energia, sicurezza o splendore del protetto.
Aurora - «dalle dita di rose» / «ditirosea»: Celeberrima formula dell'alba: i raggi rosati sono figurati come dita che si stendono nel cielo.
Aurora - «figlia del mattino»: Perifrasi genealogico-poetica che personifica l'alba come divinità.
Aurora - «su trono d'oro»: Immagine formulare che ne esalta splendore e regalità.
Aurora — «ditirosea»: «Dalle dita rosate»: epiteto tradizionale dell'Aurora, che raffigura la luce rosata dell'alba.
B
«Bagnare di lagrime le guance»: Formula ricorrente del pianto e del dolore.
«Braccia robuste / forti»: Formula eroica che associa forza fisica e capacità d'azione.
C
Calipso - «bella», «venerabile», «accorta ninfa»: Formule che uniscono bellezza, natura divina e intelligenza della ninfa che trattiene Ulisse a Ogigia.
«Capelluti Achei»: Epiteto collettivo tradizionale dei Greci.
«Casa di Ade / Pluto» / «fosco albergo»: Perifrasi formulari per il regno dei morti.
«Chiudere i lumi»: Perifrasi poetica per chiudere gli occhi, spesso con riferimento alla morte.
«Cibarsi e bere fino a sazietà»: Formula tipica del banchetto: soddisfatto il bisogno di cibo e vino, iniziano discorsi, canto o azione.
Circe - «divina», «dai bei crini»: Epiteti che ne sottolineano natura soprannaturale e bellezza.
«Concavo legno»: Perifrasi epica per la nave.
«Cuore / cor nel petto»: Sede formulare di pensieri, decisioni, ira, dolore e coraggio.
D
«Dedalea stanza»: stanza costruita con arte raffinata e ingegnosa; l'aggettivo richiama Dedalo, il mitico artefice.
«Dolci parole» / «soavi parole»: Formula che introduce un discorso persuasivo, affettuoso o diplomatico.
«Doni ospitali»: Doni scambiati al momento dell'accoglienza o della partenza, segno durevole del rapporto di ospitalità.
E
«Ecatombe»: Sacrificio solenne di numerose vittime; nella lingua epica è formula di culto e magnificenza.
Ermes / Mercurio - «Argicida»: Epiteto che ricorda l'uccisione di Argo e identifica frequentemente Ermes.
Ermes / Mercurio - «Cillenio» / «di Cillene il dio»: Epiteto geografico derivato dal monte Cillene, luogo tradizionalmente legato alla nascita del dio.
F
«Fare libagioni agli dèi»: Formula rituale: versare vino in onore degli dèi prima o durante il banchetto, la partenza o una preghiera.
G
Giove / Zeus - «Altitonante»: Il dio che tuona dall'alto; mette in rilievo la sovranità celeste.
Giove / Zeus - «Cronide» / «Saturnide» / «figlio di Saturno»: Patronimico: Zeus è figlio di Crono, identificato nella tradizione latina con Saturno.
Giove / Zeus - «Egìoco»: «Portatore dell'egida»: epiteto della potenza sovrana e guerriera di Zeus.
Giove / Zeus - «nembifero» / «adunator di nembi» / «delle nubi addensatore»: Zeus come signore delle nubi, delle tempeste e dei fenomeni atmosferici.
Giove / Zeus - «Olimpio»: Zeus come sovrano dell'Olimpo.
Giove / Zeus - «padre de' numi e degli uomini»: Formula della sua autorità suprema sul mondo divino e umano.
Giove / Zeus - «re de' regnanti»: Formula solenne che ne ribadisce la superiorità su ogni sovrano.
«Giunse / sorse l'Aurora dalle dita di rose»: Formula temporale che apre un nuovo giorno e scandisce il ritmo del racconto.
I
«Il cuore gli si commosse nel petto»: Formula per rappresentare un'improvvisa emozione, pietà, ira o turbamento.
«Il fato / i fati»: Formula ricorrente per la parte di destino stabilita e non eludibile.
«Il giorno del ritorno»: Formula centrale del nostos: il momento in cui l'eroe può finalmente rivedere la patria.
Il mare - «infecondo»: Epiteto tradizionale che contrappone la distesa marina alla terra coltivabile.
Il mare - «neri flutti» / «negro mare»: Formula epica che insiste sull'aspetto cupo, minaccioso e imprevedibile del mare.
Ilacide: patronimico: «figlio di Ila».
«Immortali» / «eterni»: Designazioni formulari collettive degli dèi, contrapposti agli uomini mortali.
«Invocare Giove come testimone»: Formula solenne con cui si dà forza a una promessa, a un giuramento o a una profezia.
L
«La nera Parca»: Espressione ricorrente per la morte o il destino mortale inevitabile.
«Lavare le mani» prima del banchetto: Gesto formulare dell'ospitalità: ancelle o servi versano acqua agli ospiti prima del pasto.
«Le ginocchia si sciolsero»: Formula epica per la perdita delle forze, causata da ferita, terrore, emozione o morte.
Le navi - «concave» / «cave»: Epiteto formulare riferito alla forma dello scafo delle navi achee.
Le navi - «nere»: Formula tradizionale per le imbarcazioni achee, probabilmente legata al colore dello scafo impeciato.
Le navi - «ratte»: Navi veloci; formula che ne sottolinea rapidità e mobilità.
«Letto nuziale» / «talamo»: Formula simbolica dell'unione coniugale; nel riconoscimento di Ulisse e Penelope diviene prova decisiva d'identità.
«Luce del giorno» / «vedere la luce»: Formula che può significare vivere; «non vedere più la luce» equivale a morire.
M
«Mandare un segno»: Schema ricorrente dell'intervento divino mediante tuoni, uccelli, sogni o altri presagi.
«Marital nodo» / «maritali nodi»: Perifrasi poetica per il matrimonio e il vincolo coniugale.
Menelao - «Atride»: Patronimico: figlio di Atreo; appartiene alla stessa dinastia di Agamennone.
«Mettere mano alle vivande» / «stendere le mani alle vivande»: Formula conviviale che indica l'inizio del pasto.
«Mortali» / «miseri mortali»: Designazione formulare degli uomini, sottolineandone fragilità e destino di morte.
N
«Nero sangue»: Formula epica frequente nelle scene di ferimento e morte.
Nettuno / Poseidone - «chiomazzurro»: Epiteto marino che associa il dio al colore profondo delle acque.
Nettuno / Poseidone - «Enosigeo» / «scuotitor della terra» / «scuotitor della terrena mole»: Epiteto che rappresenta Poseidone come dio capace di scuotere la terra e provocare terremoti.
Nettuno / Poseidone - «il nume che la terra cinge»: Perifrasi che richiama il dominio del dio sulle acque che circondano il mondo.
«Notte divina / sacra notte»: Personificazione formulare della notte come potenza cosmica.
«Né parola gli uscì dalla chiostra de' denti»: Formula per il parlare o il trattenere una parola; la bocca è figurata come una barriera di denti.
O
«Occhi lagrimosi» / «lagrimoso ciglio»: Formula del dolore e del riconoscimento, frequente nelle scene familiari.
Oceano — «gorghiprofondo»: «Dai gorghi profondi»: epiteto che richiama la profondità e il movimento vorticoso delle acque oceaniche.
«Olimpo nevoso» / «alto Olimpo»: Perifrasi formulari per la dimora degli dèi.
«Ospite» e «mensa ospitale»: Formula concettuale centrale: l'ospitalità crea un vincolo sacro protetto da Zeus.
P
«Pane candidissimo» / «recenti pani»: Formule del banchetto che sottolineano abbondanza e cura dell'ospitalità.
«Parole alate»: Formula omerica per le parole pronunciate e lanciate verso l'interlocutore; Pindemonte può renderla con perifrasi diverse.
«Paterno tetto» / «paterni alberghi»: Perifrasi per la casa ereditata dal padre e la continuità della stirpe.
«Patria terra» / «terra natìa»: Formula affettiva ricorrente per Itaca e, più in generale, per il luogo del ritorno.
Penelope - «casta»: Epiteto morale che insiste sulla fedeltà coniugale durante la lunga assenza di Ulisse.
Penelope - «saggia» / «prudente»: Formula ricorrente che mette in rilievo intelligenza, autocontrollo e capacità di escogitare stratagemmi.
«Per volontà / cenno dei numi»: Formula che attribuisce agli dèi l'origine o l'esito di un evento umano.
«Piangere e spargere lagrime»: Motivo formulare frequentissimo che rende visibile il dolore di eroi, donne e familiari.
Polifemo - «divino»: Epiteto genealogico-onorifico legato alla sua discendenza da Poseidone; non implica bontà morale.
«Prendere / godere il dolce sonno»: Formula per la sospensione delle fatiche e degli affanni; il sonno può essere inviato da una divinità.
«Prodi Achei» / «forti Achei»: Formula encomiastica collettiva per i guerrieri greci.
R
«Ratto...» / «tosto...»: Avvio formulare di molte azioni, che imprime rapidità al racconto.
«Rosata / vermiglia Aurora»: Variante della formula dell'alba, legata ai colori del sorgere del sole.
S
«Sacrifici opimi» / «pingui vittime»: Formula per offerte ricche e abbondanti destinate agli dèi.
«Sacro Ilio» / «sacre torri d'Ilion»: Formula che designa Troia sottolineandone antichità e carattere venerando.
«Scendere alle case di Ade»: Formula epica per morire o visitare il mondo dei morti.
«Sedeva / stava sulla soglia»: Posizione narrativa ricorrente nelle scene del palazzo, dell'ospitalità e della gara dell'arco.
«Soglia di bronzo» / «porte dell'Ade»: Immagini formulari che segnano il confine tra mondo dei vivi e mondo dei morti.
Sole / Elio - «Iperione» / «Iperion»: Nome o epiteto tradizionale del Sole, spesso connesso ai buoi sacri divorati dai compagni di Ulisse.
«Spumanti flutti» / «onde canute»: Formule poetiche per il mare agitato e coperto di schiuma.
«Stellata volta» / «stellato cielo»: Perifrasi poetica per il cielo notturno.
T
Telemaco - «deiforme» / «simile a un immortale»: Epiteto encomiastico: «simile a un dio» nell'aspetto, nella nobiltà o nel portamento.
U
Ulisse - «divino»: Epiteto onorifico che esalta la statura eroica dell'uomo senza farne una divinità.
Ulisse - «figlio di Laerte» / «Laerziade»: Patronimico che identifica l'eroe attraverso il padre Laerte.
Ulisse - «inclito» / «preclaro» / «illustre»: Formule encomiastiche che sottolineano fama, gloria e nobiltà.
Ulisse - «pellegrino illustre»: Espressione che unisce la nobiltà dell'eroe alla condizione di viaggiatore errante.
Ulisse - «scaltro» / «accorto» / «sagace»: Epiteti legati alla qualità dominante dell'eroe: intelligenza pratica, prudenza e capacità di escogitare inganni.
Ulisse - «struggitor di città»: Formula eroica che ricorda il ruolo di Ulisse nella caduta di Troia e la sua fama guerriera.
Ulisse - «uom di multiforme ingegno» / «moltiforme ingegno»: Formula fondamentale del proemio: Ulisse è versatile, capace di adattarsi, comprendere uomini diversi e trovare soluzioni sempre nuove.
Ulisse — «Laerziade»: patronimico di Ulisse: «figlio di Laerte».
V
«Versare il vino nelle coppe»: Formula conviviale e rituale, legata tanto al banchetto quanto alle libagioni.
«Vino vermiglio» / «dolce vino»: Formule conviviali che accompagnano banchetti, libagioni e ospitalità.
«Volatori» / «augurali uccelli»: Gli uccelli come portatori di segni divini, interpretati da indovini e veggenti.
«Volgere parole» / «queste parole volse»: Perifrasi epica per «parlare a qualcuno», molto frequente nella lingua di Pindemonte.
Nota per lo studio
Molti degli arcaismi elencati sono scelte stilistiche di Pindemonte (che traduce in versi endecasillabi sciolti, secondo lo stile della poesia epica italiana tra Sette e Ottocento), non termini presenti nell'originale greco in quella forma esatta. Ad esempio, "Pluto e Proserpina" per Ade e Persefone riflette la tradizione latina più che quella greca originale.
11. Epiteti ed espressioni fisse ricorrenti in tutto il poema
Sono formule tipiche della poesia epica e della tecnica compositiva orale omerica. Nel testo dell’Odissea ricorrono, identiche o con leggere variazioni, per caratterizzare stabilmente personaggi e divinità oppure per introdurre situazioni narrative ricorrenti: il sorgere dell’alba, l’inizio di un discorso, un banchetto, una partenza per mare, un giuramento, il sonno o un sacrificio. Nella traduzione di Ippolito Pindemonte una stessa formula greca può essere resa con forme italiane diverse.
Nel testo greco originale questi epiteti (come "Ulisse dal multiforme ingegno" o "l'Aurora dalle rosee dita") servivano all'aedo per riempire metricamente il verso durante l'esecuzione a memoria, ed erano condivisi da tutta la tradizione epica greca, non un'invenzione personale del poeta.
ULISSE
Ulisse dal multiforme ingegno / l’uom di multiforme ingegno — formula fondamentale riferita a Ulisse; indica l’uomo versatile, ingegnoso e capace di trovare molti espedienti.
Ulisse ricco di consigli / fecondo di consigli — sottolinea la capacità dell’eroe di escogitare soluzioni e stratagemmi.
Il prudente / accorto / paziente / scaltrito Ulisse — varianti formulari che mettono in rilievo prudenza, sopportazione e astuzia.
Il magnanimo Ulisse — sottolinea nobiltà e grandezza d’animo.
Il Laerziade / il figlio di Laerte / di Laerte il figlio — patronimico ricorrente di Ulisse.
Il distruttor di città / espugnator di cittadi — epiteto guerriero collegato alle imprese dell’eroe.
TELEMACO
Telemaco pari a un nume / simile a un dio / al nume somigliante — formula celebrativa riferita al giovane.
Il caro figlio d’Ulisse — espressione genealogica ricorrente.
Il prudente / saggio Telemaco — ne evidenzia assennatezza e maturazione.
PENELOPE
La saggia / prudente / discreta Penelope — sottolinea intelligenza, prudenza e dominio delle emozioni.
La casta Penelope / la fedele consorte — richiama la fedeltà coniugale.
La figlia d’Icario / l’Icaria — indicazione patronimica ricorrente.
MINERVA / PALLADE ATENA
L’occhiazzurra / occhicilestra Minerva; Pallade occhiazzurra — epiteto caratteristico di Atena.
Pallade Minerva — denominazione solenne ricorrente.
La figlia di Giove / la figlia dell’Egioco — formula genealogica.
GIOVE / ZEUS
Giove adunator di nembi / delle nubi addensatore / nubiadunatore / Nubipadre — formule legate al dominio di Zeus sulle nubi e sui fenomeni atmosferici.
Il Saturnio / Saturnio Giove / di Saturno il figlio — Zeus indicato come figlio di Crono-Saturno.
Giove tonante / altitonante — richiama il tuono come manifestazione della sua potenza.
Giove Egioco / l’Egioco — Zeus portatore dell’egida.
Il padre degli uomini e degli dèi / padre de’ numi e degli uomini — formula che esprime la supremazia di Zeus.
NETTUNO / POSEIDONE
Nettuno Scuotiterra / lo Scuotitor della terra — epiteto fondamentale di Poseidone.
Il nume che la terra cinge / il cingitor della terra — allude al mare che circonda le terre.
Nettuno chiomazzurro / dalla cerulea chioma — epiteto legato alla natura marina del dio.
Il signore / dio del mare — formula relativa alla sua sfera divina.
MERCURIO / ERMES
Mercurio messaggero / il messagger degli dèi / il nunzio degli dèi — formula collegata alla funzione del dio.
L’Argicida / uccisore d’Argo — epiteto tradizionale di Ermes.
Mercurio dall’aurea verga — richiama il bastone divino del dio.
APOLLO
Febo Apollo / Febo — denominazione tradizionale.
Apollo dall’arco d’argento / dall’argenteo arco — epiteto collegato alla sua arma.
Il saettatore / lungisaettante Apollo — richiama la capacità di colpire da lontano.
Il figlio di Latona — formula genealogica.
DIANA / ARTEMIDE
Diana dalle auree frecce / saettatrice Diana — epiteto collegato all’arco.
La casta Diana — formula tradizionale.
La figlia di Giove — formula genealogica.
AURORA
L’Aurora dalle rosee dita / Aurora rosedita / ditirosea Aurora — celebre formula che introduce frequentemente l’inizio di una nuova giornata.
La divina Aurora — formula celebrativa.
L’Aurora dal bel trono — altra formula tradizionale.
IL SOLE
Il Sole che tutto vede / tutto mira — formula legata alla capacità del dio di osservare dall’alto.
Iperione / l’Iperionide — denominazione genealogica.
Il luminoso / raggiante Sole — formula legata alla luce.
CALIPSO E CIRCE
La divina / diva / veneranda Calipso — formula onorifica ricorrente.
Calipso dalle belle trecce / dalla bella chioma — epiteto di bellezza.
Circe dai bei crini / dalle belle trecce — epiteto della maga.
La divina / diva Circe — formula ricorrente.
Circe dalla voce umana / armoniosa — epiteto caratteristico.
NAUSICAA E ARETE
Nausicaa dalle candide / bianche braccia — epiteto tradizionale femminile.
Nausicaa simile a una dea / alla dea somigliante — formula celebrativa.
Arete dalle candide braccia — epiteto formulare.
La saggia Arete — sottolinea autorevolezza e prudenza.
EUMEO
Il divino / buon / fedel porcaro — formula caratteristica riferita a Eumeo.
E tu così gli rispondesti, Eumeo porcaro — apostrofe formulare con cui il poeta si rivolge direttamente a Eumeo.
NESTORE E MENELAO
Nestore, il cavalier gerenio / il Gerenio cavaliere — epiteto tradizionale di Nestore.
Nestore dalla dolce parola / dal soave parlare — richiama la sua eloquenza.
Il vecchio / vegliardo Nestore — formula legata all’età e alla saggezza.
Menelao caro a Marte / bellicoso Menelao — formula guerriera.
Il biondo Menelao — epiteto fisico tradizionale.
Menelao allevato da Giove / alunno di Giove — formula onorifica.
AGAMENNONE E ALTRI EROI
Agamennone Atride / l’Atride — patronimico: figlio di Atreo.
Il potente Agamennone / re degli uomini — formula regale.
Achille Pelide / il Pelide — patronimico: figlio di Peleo.
Il piè veloce Achille / Achille piè rapido — celebre epiteto dell’eroe.
Oreste, figlio d’Agamennone / l’Agamennonide — patronimico.
Aiace Telamonio / il Telamonide — patronimico: figlio di Telamone.
I FEACI
I Feaci amatori / esperti del remo; dai lunghi remi — formule legate alla loro abilità marinara.
Alcinoo pari a un dio / divino Alcinoo — epiteto del re.
Alcinoo possente / magnanimo Alcinoo — formula regale.
IL MARE
Il mare color del vino / vinoso mare — celebre epiteto omerico.
Il canuto mare — il mare bianco per la spuma.
Il ceruleo / azzurro mare — formula cromatica.
Il vasto / immenso / infecondo / pescoso mare — qualificazioni formulari ricorrenti.
Le onde sonore / mugghianti — espressione ricorrente nelle navigazioni e nelle tempeste.
LE NAVI E LA NAVIGAZIONE
La concava nave / le concave navi — formula omerica molto frequente.
La negra nave / le nere navi — epiteto tradizionale.
La ratta / agile / veloce / inclita nave — formule ricorrenti per le imbarcazioni.
Spinsero in mare la nave — formula delle partenze.
Alzarono l’albero e spiegarono le vele — sequenza formulare della partenza.
Sedettero ai banchi e batterono il mare coi remi — formula tipica della navigazione.
FORMULE DEL DISCORSO
E a lui/lei così rispose… — formula frequentissima per introdurre una risposta.
E così prese a parlare… — formula introduttiva del discorso diretto.
E queste alate parole gli/le rivolse / parole alate — formula fondamentale del linguaggio epico.
E tu così gli/le rispondesti… — apostrofe diretta del narratore.
Così disse / così parlò — formula di chiusura del discorso.
FORMULE DEL PENSIERO E DELLA DECISIONE
Così parlava tra sé / così dicea nel suo cuore — introduce il monologo interiore.
Questo partito gli parve il migliore — conclude una deliberazione.
Meditava nel cuore / nell’animo volgeva — formula della riflessione.
Nel petto gli si commosse il cuore — espressione di forte emozione.
FORMULE DEL BANCHETTO
Stesero le mani alle vivande imbandite — formula tipica dell’inizio del pasto.
Quando ebbero saziato il desiderio del cibo e della bevanda — formula che conclude il banchetto.
Mangiarono e bevvero — formula narrativa ricorrente.
Il coppiere mesceva il vino — formula conviviale.
Versarono libagioni agli dèi — formula rituale.
FORMULE DEL SACRIFICIO, DELLA PREGHIERA E DEL GIURAMENTO
Alzarono le mani agli dèi / al cielo; pregò levando le mani — gesto formulare della preghiera.
Sparse i sacri grani / l’orzo consacrato — formula del sacrificio.
Bruciarono le cosce della vittima — fase rituale del sacrificio.
Versarono il vino in libagione — formula rituale.
Chiamo [un dio] in testimonio / sia testimone Giove — formula del giuramento solenne.
FORMULE DEL SONNO E DELLA NOTTE
Il sonno gli/le scese sulle palpebre — formula dell’addormentarsi.
Il dolce / soave sonno — epiteto formulare.
La notte divina / sacra notte — formula epica.
Quando il sonno ebbe preso tutti… — passaggio formulare alle azioni notturne.
FORMULE DELLA MORTE E DELL’OLTRETOMBA
Le ginocchia gli si sciolsero — indica la perdita delle forze.
L’anima scese nell’Ade — formula della morte.
Lasciarono le membra la forza e la vita — formula della morte violenta.
Le ombre / le teste prive di forza dei morti — espressioni formulari dell’Ade.
FORMULE DI OSPITALITÀ
Straniero, salute — formula di accoglienza.
Prima prenderai cibo, poi ci dirai chi sei — concetto formulare dell’ospitalità omerica.
Gli porse la destra / gli offrì un seggio — gesti formulari di accoglienza.
Gli apprestarono il bagno — momento tipico dell’accoglienza.
Gli diedero doni ospitali / doni d’ospitalità — formula del dono destinato all’ospite.
PATRONIMICI RICORRENTI
Laerziade — Ulisse, figlio di Laerte.
Cronide / Saturnio — Zeus, figlio di Crono-Saturno.
Atride — Agamennone o Menelao, figli di Atreo.
Pelide — Achille, figlio di Peleo.
Telamonide — Aiace, figlio di Telamone.
Tindaride — figlio o figlia di Tindaro, secondo il contesto.
Agamennonide — Oreste, figlio di Agamennone.
ESPRESSIONI FORMULARI E SIMILITUDINI
Come… così… — struttura fondamentale della similitudine omerica.
Come un leone… / come un’aquila… — paragoni di forza, aggressività, velocità o superiorità.
Come quando il pastore… / come il pescatore… / come il contadino o mietitore… — similitudini tratte dalla vita quotidiana.
Come il padre abbraccia il figlio… — modello familiare nelle scene di riconoscimento e commozione.
Come la neve si scioglie… / come il vento solleva il mare… — immagini naturali usate per emozioni, tempeste e turbamenti.
FORMULE RELATIVE AL DESTINO E AGLI DÈI
Per volere degli dèi / per consiglio dei numi — attribuisce l’evento all’intervento divino.
Così volle Giove — espressione della volontà suprema del dio.
Il fato / la Parca dispose… — formula relativa al destino inevitabile.
Se così piace agli dèi — formula di sottomissione alla volontà divina.
Gli dèi immortali / i numi immortali / i beati dèi — denominazione formulare collettiva.
Gli dèi che abitano l’Olimpo / gli abitatori dell’Olimpo — formula collettiva per le divinità olimpiche.
FORMULE GENERALI DELL’EPICA
Pari a un dio / simile a un nume — epiteto onorifico applicato a diversi personaggi.
Magnanimo / d’animo grande — epiteto attribuito a eroi e sovrani.
Illustre / inclito / glorioso — qualificazione formulare di eroi, re, oggetti o stirpi.
Prole di Giove / alunno di Giove — formula onorifica o genealogica.
Divo / divina / simile agli immortali — formule che innalzano il personaggio al livello eroico.
Dalle candide / bianche braccia — epiteto femminile formulare.
Dalle belle chiome / dai bei crini / dalle belle trecce — epiteto formulare femminile.
Dall’aurea verga / dall’aureo trono / dall’aurea chioma — costruzioni formulari che associano l’oro alla natura divina.