Felice Massaro
Tra Ottocento e Novecento
Questo studio propone una rilettura della poesia di Arturo Graf, sottraendola a interpretazioni che ne hanno spesso ridotto l’importanza a espressione incerta e contraddittoria della cultura di fine Ottocento.
Partendo dai principali contributi critici dedicati al poeta, il volume segue lo sviluppo della lirica grafiana e cerca di individuarne i nuclei più profondi: il rapporto con il positivismo, il determinismo, il decadentismo e il simbolismo, la persistenza della sensibilità romantica e la progressiva affermazione di una dimensione spirituale dell’esistenza.
Graf appare così non come un autore isolato o “fuori del tempo”, ma come una figura profondamente immersa nelle inquietudini culturali che segnano il passaggio fra Ottocento e Novecento.
L’analisi segue l’evoluzione della sua poesia, mettendone in luce motivi, immagini, temi e trasformazioni, fino al progressivo consolidarsi di una poetica personale.
Arturo Graf occupa una posizione particolare nella cultura italiana fra la seconda metà dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. Poeta, scrittore, critico e studioso, attraversa una stagione segnata dalla crisi delle certezze positivistiche e dal sorgere di nuove sensibilità letterarie.
Nella sua opera convivono suggestioni romantiche, elementi realistici e veristi, influssi simbolisti e decadenti, insieme a un costante confronto con il pensiero scientifico e filosofico del suo tempo.
Questa pluralità di influenze è stata talvolta interpretata come indecisione. Il volume propone invece di leggerla come il riflesso di una fase storica complessa, nella quale il sistema culturale ottocentesco entra progressivamente in crisi e nuove forme di sensibilità si affacciano alla modernità.
Il senso del mistero, il problema della morte, il pessimismo, il sogno, la natura, l’inquietudine interiore e la ricerca di una dimensione spirituale costituiscono alcuni dei motivi ricorrenti della produzione lirica grafiana.
La fortuna critica di Graf è stata fortemente condizionata dal giudizio di Benedetto Croce, che vide nella sua produzione il riflesso delle oscillazioni culturali del tardo Ottocento.
Il saggio riprende il confronto con Croce e con studiosi quali Walter Binni, Attilio Momigliano, Bellisario e altri interpreti della poesia grafiana, senza limitarsi tuttavia a ricostruire la storia della critica.
L’obiettivo principale è seguire dall’interno l’evoluzione dell’arte di Graf, osservando come temi inizialmente legati alla cultura positivistica e deterministica vengano progressivamente trasformati da una crescente esigenza spirituale.
Da questa prospettiva, le apparenti contraddizioni del poeta acquistano un significato diverso: testimoniano il difficile passaggio da una concezione del mondo ancora legata all’Ottocento a una sensibilità che anticipa alcuni aspetti della cultura novecentesca.
Felice Massaro, laureato in Lettere Moderne presso l’Università degli Studi di Bari, ha insegnato nelle Scuole Superiori.
Giornalista dal 1983, negli anni Ottanta è stato direttore responsabile di una delle prime emittenti televisive private a diffusione interregionale.
Negli anni Novanta ha pubblicato, con Ladisa Editore ed Ethel Edit. Giorgio Mondadori, numerosi testi destinati alla scuola superiore, occupandosi in particolare di letteratura, attualità e didattica.
Con Massaro Editore ha pubblicato studi di critica storica e letteraria, fra cui i volumi dedicati ad Arturo Graf e i saggi sulla formazione e sull’evoluzione del Patrimonium beati Petri.
L’indagine sull’opera di Graf prosegue con un secondo studio dedicato a Il diavolo, nel quale vengono approfonditi altri aspetti della personalità intellettuale e della produzione dello scrittore.
I due volumi possono essere letti come parti di un unico percorso critico: il primo dedicato principalmente alla lirica, il secondo a uno dei temi più caratteristici della ricerca storica, letteraria e fantastica di Graf.
La lirica di Arturo Graf