Le bozze di lavoro diffuse nei vari stadi di redazione sono state riviste e corrette nella versione definitiva, disponibile dal 1° settembre 2026, con l’aggiunta di approfondimenti e note filologiche. La copertina riporta, in basso a sinistra, l’icona di un acquedotto romano a doppio ordine di arcate.
PREMESSE
1. Errata corrige: In questa sezione sono riportate integrazioni e correzioni relative al volume.
2. Semplificazioni: Alcune spiegazioni all’interno del manuale sono state semplificate poiché destinate a un pubblico di non specialisti. Tali passaggi sono contrassegnati da questa dicitura. Ove il docente reputi necessario un superiore livello di rigore o dettaglio, sono fornite proposte di riformulazione più approfondite.
3. Citazioni: Quando si citano versi o passi di un autore, è necessario inserire i riferimenti completi per garantirne la rintracciabilità: nome e cognome dell’autore, titolo dell’opera (in corsivo), città di pubblicazione, editore, anno della specifica edizione consultata, riferimento alla pagina o al verso (lo standard filologico per la citazione di un testo classico prevede l’omissione di città, editore e anno). In questo volume, destinato a un pubblico di ragazzi, si è scelto spesso di omettere tali riferimenti, per non appesantire il testo con eccessi di erudizione filologica.
4. Uso delle barre oblique: Per una maggiore evidenza, nel testo i grafemi sono racchiusi tra barre: /V/, /U/, /Y/, /Z/, /W/, /a/, /A/, /C/, /D/, /Z/, /ST/ anche se in linguistica si segnalano con le parentesi uncinate ⟨a⟩ o, più semplicemente con il corsivo o il maiuscoletto mentre le barre oblique indicano i fonemi.
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Pagina 9 — La lingua parlata nell’antica Roma
Semplificazione: «…era, infatti, figlio di Venere e discendente del re Priamo»
Il docente potrà precisare che Enea non è «discendente del re Priamo»: appartiene al ramo collaterale della stirpe troiana, discendendo da Assaraco, fratello del bisnonno di Priamo. Sono parenti, non l’uno discendente dell’altro. Questo permette ad Augusto di rivendicare il sangue troiano senza passare dalla casa di Priamo.
Eventuale rettifica: «…era, infatti, figlio di Venere e parente del re Priamo»
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Semplificazione: «…Augusto, figlio adottivo di Giulio Cesare».
Questa è la formula corrente nei manuali. Il docente può ritenere di precisare che Augusto era pronipote di Cesare e ne fu adottato per testamento. Eventuale riformulazione: «…Augusto, figlio adottivo per testamento».
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Pagina 11 — L’eredità del diritto
Semplificazione: «L’idea che l’imputato sia innocente fino a sentenza definitiva è stata formulata proprio nel foro di Roma».
La presunzione di innocenza come principio è di formulazione moderna: matura con l’Illuminismo giuridico (Beccaria), viene sancita nella Dichiarazione dei diritti dell’uomo del 1789 e arriva a noi con l’art. 27 della Costituzione.
Roma elabora un principio affine ma distinto, quello dell’onere della prova a carico di chi accusa — la stessa massima Ei incumbit probatio qui dicit che il libro cita a pagina 20.
Il docente potrebbe ritenere di dover precisare: «L’idea che l’imputato non debba dimostrare la propria innocenza affonda le radici nel principio romano dell’onere della prova».
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Iustitia est constans et perpetua voluntas ius suum cuique tribuendi
Citazione – Premessa n. 2 (Ulpiano, Digesto 1, 1, 10).
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Pagina 13 — Locuzioni
I confini sulla classificazione delle lingue neolatine sono tutt’ora oggetto di dibattito. Nello schema riportato nel testo, il romancio e il ladino dolomitico figurano sotto la classificazione Italoromanze: la classificazione corrente li raggruppa insieme al friulano nel gruppo retoromanzo, e il romancio è per di più lingua nazionale svizzera. Anche la collocazione del sardo è discussa: molti manuali lo isolano come ramo autonomo, per la sua arcaicità. Il catalano sotto Gallico-romanzo è una scelta difendibile, ma coesiste con la classificazione iberoromanza. Manca infine il dalmatico, estinto nel 1898. Cliccare QUI per vedere la mappa secondo queste indicazioni.
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Pagina 15 — La civetta di Minerva
«Evoluzione del termine latino mater e i suoi esiti in alcune lingue indoeurope»
corrige: «…indoeuropee».
Le cinque lingue rappresentate — portoghese, spagnolo, italiano, francese, rumeno — sono tutte romanze. Parlare di lingue indoeuropee è tecnicamente vero ma può apparire fuorviante, lo schema potrebbe perdere il suo senso poiché sono lingue figlie del latino. Ovviamente queste hanno parentela indoeuropea, come lo sono il greco mētēr, il sanscrito mātár, il tedesco Mutter, l’inglese mother.
Il caso del rumeno. Ad essere pignoli, il rumeno mamă deriva dal latino mamma (seno), non da mater: tuttavia, l’esito rumeno di mater sopravvive nei derivati colti (matern). Inserito nello schema di mater è etimologicamente impreciso ma più efficace per ragazzi di scuola media.
Data la formulazione riportata sul testo, il docente potrebbe valutare l’opportunità di sostituire “indoeuropee” con “romanze”.
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Pagina 16 — Virgilio, Orazio, Cicerone
Semplificazione: «…celebrando le origini divine della gens Julia»
Va precisato che il grafo/J/ fu aggiunto nel medioevo e da allora, in molti manuali, viene riportato “gens Julia“. Bisogna tener presente che nel latino classico non esiste la /J/; il docente, quindi, potrebbe valutare l’opportunità di modificare in «celebrando le origini divine della gens Iulia».
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Dum loquimur, fugerit invida aetas: carpe diem… è indicata come «Odi 1, 11, 8», ma il passo occupa i versi 7-8 dell’ode, il riferimento corretto è «Odi 1, 11, 7-8».
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«…posizione dell’ode nella raccolta (11)»
corrige: «…posizione dell’ode nel libro (11)»
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Semplificazione: «…entrò nel circolo di Mecenate, potente consigliere dell’imperatore».
Orazio entra nel circolo intorno al 38 a.C., quando Ottaviano non è ancora imperatore: il principato inizia nel 27 a.C.
Se il docente ritiene opportuno approfondire, potrebbe rettificare: «…entrò nel circolo di Mecenate, potente consigliere di Ottaviano, futuro imperatore».
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Semplificazione: «Il primo, giovanile e trionfante, contro l’eversione di Catilina».
“Giovanile” è inteso come “entusiasmo”, “energia giovanile”.
Nel 63 a.C. Cicerone ha quarantatré anni ed è console: è l’apice della carriera, condotta con vigore giovanile. Il docente può sostituire la semplificazione con «Il primo, nel pieno della maturità politica, contro l’eversione di Catilina».
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Semplificazione: «Il più illustre avvocato e oratore di Roma»
La figura romana è il patronus causarum, non l’avvocato moderno. Si è usato “avvocato” per una immediata comprensione.
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Pagina 17 — Le Filippiche
Te patria metuit, te horret….
I riferimenti (In Catlinam, 1, 17) non sono riportati (Premessa n. 2).
Didascalia dell’immagine. L’illustrazione è il celebre affresco di Cesare Maccari (Cicerone denuncia Catilina, 1888, Palazzo Madama).
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Pagina 18 — De Officiis
Semplificazione: «…nel 1465 fu il secondo libro in assoluto a essere impresso a caratteri mobili dopo la Bibbia, nonché il primo classico dell’antichità a comparire in stampa».
Tra la Bibbia di Gutenberg (1455) e il 1465 furono stampati parecchi volumi — il Salterio di Magonza del 1457, il Catholicon del 1460 e altri. Inoltre la stamperia di Subiaco di Sweynheym e Pannartz, che lo produsse, aveva già impresso nello stesso 1465 il De oratore, sempre di Cicerone.
Il primato di vendita e interesse è indiscusso, tuttavia la formulazione più precisa potrebbe essere: «… fu uno dei primissimi libri stampati in Italia e uno dei primi classici latini a comparire in stampa, uscito dai torchi di Subiaco nel 1465».
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Semplificazione: «Temperanza (Temperantia) — Eleganza nel comportamento».
La temperantia ciceroniana è moderazione, misura, autocontrollo; l’eleganza e la convenienza sono piuttosto il decorum, che in De Officiis I è una componente di quella virtù ma non la esaurisce.
«Eleganza nel comportamento» va intesa «Moderazione e dominio di sé; senso della misura in ogni cosa».
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Semplificazione sulla quarta virtù: sapientia, Iustitia e Temperantia sono date in latino; per la fortezza si dà Magnitudo animi, che è la formula ciceroniana, mentre il termine corrente è fortitudo.
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Nihil est utile, quod non idem honestum
Citazione – Premessa n. 2
Il riferimento è De Officiis III, 30ss.
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Pagina 19 — La brevitas romana
«Concordia res publica parvae crescunt». (Sallustio, Bellum Iugurthinum, 10, 6).
“publica” è un refuso, il testo sallustiano (Bellum Iugurthinum 10, 6) è: Nam concordia parvae res crescunt, discordia maximae dilabuntur.
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Res publica res populi est (Cicerone, De re publica I, 39). Per quest’ultima, la forma tràdita è Est igitur res publica res populi.
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Grafia del titolo. «De Re Publica» con le iniziali maiuscole; l’uso corrente è De re publica.
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Pagina 20 — Verba volant
«Idem est non provari».
La forma corretta del brocardo è Idem est non esse et non probari.
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«Contra scriptum testimonium non scriptum non fertur».
La formula (Codice 4, 20, 1) è: Contra scriptum testimonium non scriptum testimonium non fertur.
Alla lettera: «Contro una testimonianza scritta non si produce una testimonianza non scritta».
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Pagina 21 — 2.3 L’eredità della legge romana
Conductor omnia secundum legem conductionis facere debet e diligentiam praestare.
corrige: la congiunzione deve essere et.
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Magistrato o giudice? Il racconto fa ascoltare le parti, esaminare il contratto ed emettere la sentenza al «magistrato». Nel processo privato romano di età classica le due funzioni erano distinte: il magistrato (pretore) concedeva la formula e fissava i termini della lite, mentre a decidere nel merito era un iudex privatus, un cittadino scelto dalle parti. La cognitio extra ordinem, in cui il funzionario giudica direttamente, si afferma progressivamente proprio dal II secolo. Rivolta a neofiti la scena è quindi difendibile, ma è opportuno che il docente insegni a distinguere i due ruoli.
L’esito della causa. Nella locatio conductio romana il locator aveva l’obbligo di garantire al conduttore il godimento della cosa e di provvedere alle riparazioni non minime; il conduttore rispondeva della custodia e della manutenzione ordinaria. Un pavimento sconnesso che provoca la frattura di un braccio non è manutenzione ordinaria. Il docente, se ritiene, può evidenziare che la sentenza a favore di Lucio è ingiusta. Sarebbe stata corretta se la clausola contrattuale spostasse l’onere ma Lucio dice «la legge è dalla mia parte», non «il contratto è dalla mia parte». Si tratta, quindi, di una occasione per introdurre il giovane studente alla corretta e prudente interpretazione del testo.
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«…un uomo più anziano vestito in modo più elegante».
è sufficiente «…un uomo più anziano vestito in modo elegante».
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Pagina 23 — Dal latino, consigli per il futuro
Animum debes mutare, non caelum è di Seneca, Epistulae ad Lucilium 28, 1. Amicus certus in re incerta cernitur è un verso di Ennio, tramandato da Cicerone nel Laelius de amicitia 64.
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Pagina 27
Sui rischi dell’IA.
Le immagini, generate con strumenti di IA che contengono testo, vanno controllate una per una perché riportano spesso errori grossolani. Si è ordinato all’AI di creare una immagine con la massima virgiliana (Eneide X, 284) “audentes fortuna iuvat” e indicando la traduzione “la fortuna aiuta gli audaci” (insegne al neon). L’AI ha stravolto “audentes” che è il participio di audeo (osare) con “audientes“, participio di audio e significa «coloro che ascoltano». L’immagine dice quindi «la fortuna aiuta quelli che ascoltano» e lo traduce «aiuta gli audaci».
L’immagine è stata riportata nel testo senza modifiche per avvertire gli studenti di controllare sempre i risultati offerti dall’AI.
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Fotografia di destra:
Cogelum non animum mutant — «Il freddo cambia il corpo, non l’animo»
Qui gli errori sono due. Cogelum non è una parola latina: è una deformazione di caelum. E la traduzione è inventata: la frase — che è la stessa citata nel volume a pagina 23 — significa «cambiano il cielo, non l’animo, coloro che corrono per mare», e non ha nulla a che vedere con il freddo. L’AI ha associato cogelum a gelo.
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Pagina 27 — Stretching Linguistico 2
Semplificazione: «Sottolinea i termini di origine latina presenti in queste frasi»
L’esercizio chiede di sottolineare i latinismi non adattati, cioè le parole e le locuzioni entrate in italiano conservando la forma latina.
Il docente ha modo di osservare che, applicata alla lettera, la consegna richiede di sottolineare quasi ogni parola: progetto, emergenza, problema, scienziato, ricerca, invecchiamento, precoce che, ovviamente, sono tutte di origine latina, esattamente come ad hoc o deficit. Dopo questa osservazione può riformulare: «Sottolinea le parole e le espressioni latine che l’italiano ha accolto senza modificarle».
Il docente, se ritiene, può precisare che: diploma (frase 13), è greco passato per il latino; cellula (frase 17) è un adattamento italiano moderno di cellula; querela (frase 24) conserva esattamente la forma latina ma è di uso corrente.
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Pagina 29 — 3.1 Alfabeto
«L’alfabeto è l’insieme degli elementi, comunemente chiamati grafi, dei quali fa uso la lingua»
L’alfabeto, per definizione, è un insieme di grafemi: i grafi sono infiniti, cambiano con la calligrafia e con il font. La definizione va riformulata: «L’alfabeto è l’insieme degli elementi, comunemente chiamati grafemi, dei quali fa uso la lingua».
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Semplificazione: «Fu adottata dai Romani intorno al I secolo d.C.»
Y e Z furono introdotte alla fine dell’alfabeto latino nel I secolo a.C., in età ciceroniana, per traslitterare i grecismi.
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La storia di Z, W e J.
Semplificazione: «I grafi /Z/ /W/ /J/ furono aggiunti nel Medioevo»
Z faceva parte dell’alfabeto latino più antico, eredità dell’etrusco e del greco; fu eliminata verso il 312 a.C. (la tradizione attribuisce la decisione ad Appio Claudio) e reintrodotta nel I secolo a.C. insieme alla Y per i grecismi come zona e zephyrus. W fu introdotta nell’alto Medioevo in ambito germanico e anglosassone, come raddoppiamento della u. J si differenzia dalla I in epoca rinascimentale, e la sua introduzione è comunemente attribuita a Gian Giorgio Trissino (1524).
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«myrthus, mirto»
corrige: la parola latina è myrtus (dal greco μύρτος). Il gruppo -th- non c’è.
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«symphōnĭa, orchestra, accordo di suoni, pr. symphonia».
corrige: «symphōnĭa, orchestra, accordo di suoni, pr. simfònia».
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Semplificazione: «La vocale /Y/ ha lo stesso suono della /I/».
È la convenzione della pronuncia scolastica, ma in latino classico ha un suono che non esiste in italiano e somiglia alla u francese di lune.
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Semplificazione: «Il grafo /V/ era usato per il suono vocalico /u/… in seguito, venne utilizzato anche per il suono consonantico /v/».
Il segno V indicava dall’inizio sia la vocale u sia la semiconsonante, e il suono si evolse verso la v attuale.
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Semplificazione: «L’alfabeto latino…è contemporaneo alla fondazione di Roma».
Le prime attestazioni sicure sono del VII-VI secolo a.C. (fibula Prenestina, vaso di Dueno). Il docente potrebbe voler riformulare in «…risale ai primi secoli di Roma».
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«senatus Romanus, • il senato Romano». L’aggettivo tradotto è stato riportato in maiuscolo per non confondere lo studente. Il docente potrebbe ritenere di dover precisare che la regola riguarda il latino; in italiano l’aggettivo etnico va minuscolo: «il senato romano».
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Pagina 30 — 3.2 Consonanti
«La distinzione morfologica tra /U/ e /V/».
corrige: «La distinzione grafica tra /U/ e /V/».
La distinzione è grafica (o grafematica): la morfologia studia la struttura delle parole, non la forma delle lettere.
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«Senza questo supporto vocalico, dal punto di vista fonetico la consonante resta un rumore quasi impercettibile e, sul piano della scrittura, un semplice grafo e non un morfema».
corrige: «…resta un rumore quasi impercettibile, privo di autonomia sia nella pronuncia sia nel significato».
Grafo e morfema appartengono a piani diversi e non sono alternativi. Una consonante isolata è un grafema sul piano della scrittura e non è un morfema perché non ha significato — ma questo vale anche quando la consonante è accompagnata da una vocale.
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Semplificazione“Nonostante la grafia riporti SENATVS POPVLVS QVE ROMANVS, la corretta pronuncia fonetica è quella standard: Senatus Populusque Romanus.
L’uso del segno di interpunzione, pur separando visivamente l’enclitica -que dalla parola Populus, non ne altera la lettura: l’enclitica forma infatti un’unica unità fonetica con il termine precedente e va pronunciata con una sola emissione di fiato.
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